Chiesa Parrocchiale Di San Michele Arcangelo


Tra la fine di Settembre e l’inizio di Ottobre abbiamo avuto, dopo 8 anni, il saluto al Parroco don Stefano Penna e l’ingresso del nuovo Parroco don Paolo Serralessandri.
Domenica 28 settembre abbiamo salutato con molta emozione don Stefano, che resta Parroco di Ceranova ma
che nel frattempo assume sempre piu a tempo pieno la responsabilita della “pastorale dei migranti” per tutta la
Diocesi di Pavia. I “migranti”, gli “extracomunitari” come piu usualmente si chiamano (ma non sono soltanto
provenienti da paesi fuori dalla Comunita Europea) sono un fenomeno sotto gli occhi di tutti. E bene fa la Chiesa a
cercare di occuparsene in modo il piu possibile approfondito. Don Stefano ci prova e noi (noi che, da
Italiani, siamo stati sempre a nostra volta “migranti”) lo ammiriamo per questa opera difficile ma tanto meritoria.
Dopo 15 giorni, domenica 12 ottobre, abbiamo solennemente accolto il nuovo Parroco don Paolo Serralessandri, che aggiunge la parrocchia di Roncaro alle sue responsabilita: e infatti gia Parroco da vari anni di Lardirago e di Sant’Alessio, Proprio per questo, avra la collaborazione di don Fabio Besostri, che e stato nominato
vicario parrocchiale di tutte e tre le parrocchie.
Rinnoviamo anche dalle colonne del nostro notiziario il caloroso saluto di benvenuto a don Paolo e a don Fabio e naturalmente il sentito ringraziamento ed un altrettanto caloroso saluto all’amico don Stefano.

Anche se la prima notizia dell’esistenza in Roncaro di una Chiesa dedicata a San Michele Arcangelo è riportata in un documento del 24 febbraio 1190, si può però ipotizzare che essa esisteva anche prima dell’anno Mille.
Su quel documento troviamo infatti l'indicazione che l’allora Vescovo di Pavia San Lanfranco, su domanda della badessa del monastero di Sant'Agata, Sibilla, assegnava per il mantenimento della Chiesa di S. Michele in Roncaro tre porzioni della decima spettante al monastero stesso, che possedeva quei terreni (in località “Roncore”) fin dal momento della sua fondazione, avvenuta nel 673 per volontà del re longobardo Bertarido.
L’ipotesi che si può fare è perciò che l’inizio della vita religiosa in Roncaro sia legato ad una chiesetta fatta edificare, con tutta probabilità già prima dell’anno Mille, dalle monache di S. Agata, preoccupate del bene spirituale dei coloni che lavoravano i loro terreni.
Inoltre, non possiamo dimenticare che la festa del Patrono viene tuttora celebrata la seconda domenica di maggio (la data esatta sarebbe l’8 maggio), e non il 29 settembre come comunemente avviene nelle altre parrocchie della Diocesi che pure hanno come patrono S. Michele Arcangelo.
L’usanza di festeggiare S. Michele in tale data si era diffusa in Lombardia per opera dei Longobardi, che vollero così ringraziare S. Michele per una vittoria militare contro i Saraceni.
La chiesa di Roncaro ha quindi nella sua intitolazione un chiaro riferimento longobardo, e ciò o perché è sorta in un luogo di fondazione longobarda o perché abitandovi qui un gruppo di coloni, il monastero di S. Agata - di origine longobarda e che qui possedeva molti beni - vi eresse una cappella dedicata a S. Michele.
L'attuale Chiesa risale però al 1700, sostituendo la precedente che era presumibilmente del 1500, e che aveva a sua volta sostituito l'originaria del Mille.
Da un documento dell'archivio parrocchiale sappiamo che il 4 aprile 1700, domenica delle Palme, dopo la predica, l’arciprete Maccabruni propose la costruzione della nuova chiesa e lì, durante la celebrazione, quasi a farne un impegno solenne, stese l’elenco “de li huomini donne figli e figlie della Parrocchiale di San Michele Arcangelo nel luogo di Roncaro cioè dell’elemosina che danno o daranno per fabbricar detta chiesa e come segue ….”
L’elenco si apre con il nome dello stesso parroco, che dà 28 lire, cui segue il nome del priore Giuseppe Gallotti, che dà 35 lire, e poi via via altri 173 nomi con le offerte più varie dal danaro all’azza di filo ad un fazzoletto. In una pagina a parte segue l’elenco dei possidenti, e così vediamo che il marchese Andrea Malaspina ha dato tre piante grosse, il marchese Giuseppe Malaspina ne ha date due, la Contessa Margherita Arese Visconti ha donato tre piante grosse ed altrettante le monache di S. Agata.
Il 4 agosto il parroco e il priore consegnarono la somma raccolta a mastro Giovanni Antonio Dodeli, ed il 16 luglio 1701, in poco più di un anno, la chiesa con le sue due cappelle ed il battistero era pronta.
Ogni opera fu ultimata con alcuni lavori di ristrutturazione nel 1785 e con l’acquisto dell’organo nel 1786 da parte del Parroco don Pasquale Barbieri.
Anche nel 1800 si fecero lavori di abbellimento e nel 1925 fu finalmente sistemata la facciata e decorata all'interno, mentre nel 1954 si realizzò una nuova facciata.
Nel 1985 la Chiesa fu restaurata dal pittore Mauro Tarantola di Rea Po, mentre l’organo fu totalmente ripristinato dalla Ditta Inzoli di Crema.
Infine, nel 2004 la facciata è stata riportata all'aspetto del 1925.

  

  

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